LIBRI
 
MARIA ROSARIA FAGGIANO

Quel gineceo inquieto di Via del Ninfeo a Lecce

Giornale di Puglia, 24 novembre 2012
Franco Greco

Tutto in un’estate, dal 16 luglio al 27 agosto (festa del patrono Sant’Oronzo) nel cuore antico della Lecce barocca. Qui si muove un’umanità inquieta e dolente, tormentata in senso dostoevskjano, che cerca di ricomporre il puzzle della sua esistenza, le tessere sparse nell’aria dal favonio che spossa il corpo e la mente, tentando di dare un senso al tempo ch’è toccato in sorte.

Bell’esordio della leccese di Maryros Faggiano con “Via del Ninfeo, un‘estate”, Editore Calcangeli, Lecce 2012 pp. 200, € 12, collana “Quirmizi”, introduzione di Martina Gentile, prefazione di Mario Calcagnile. Intrigante, postmoderno, da neoavanguardia l’incipit: “16 è il doppio di 8 che è il doppio di 4, il mio numero portafortuna…”. La protagonista che narra in prima persona si chiama Carmen, è una professoressa divorziata da Anton Giulio (“Ha un occhio da pazzo, fa paura. Secondo me ha ricominciato a farsi di cocaina”), non hanno avuto figli: “Ormai sono rassegnata, non posso averne!”, confida. Lo ama e lo odia, ma andrà al suo funerale in Cattedrale. Vive nella bella casa della sua avvocatessa che un bel giorno ha deciso di andarsene attorno al mondo in barca a vela col compagno: una scelta radicale curiosa per una borghesia di provincia che fatica e tanto per conquistarsi uno status sociale e poi lo abbandona senza troppe remore.

Via del Ninfeo, a Lecce, è un microcosmo che fa pensare ai Quartieri Spagnoli di Napoli, al barrio di Buenos Aires, alla casbah di Algeri: un gineceo fatto tutto di donne (Violeta, Annabella, Alina, Annetta, ecc.: è ammesso solo il cane Rex) unite da una complicità lieve che a un certo punto fa esclamare il lettore: ma allora è vero, il futuro è donna. Le esistenze sono intrecciate, difficile separarle l’una dall’altra. Di fronte a Carmen abita Lori, a cui la madre aveva posto il nome di Lorenzo. Fragile, insicuro. Si prostituisce, riceve uomini che mai ti saresti aspettato, come sempre provincia perché il tessuto sociale è angusto e avere la doppia immagine è quasi un dovere se non si vuole essere ricacciati ai margini.

La scrittrice (nella foto di Claudia Ingrosso, alla presentazione del romanzo alla XVIII edizione della Fiera del Libro di Campi Salentina) introduce così il primo elemento di un racconto che scorre su postulati neorealisti arricchiti dall’uso sapiente dello slang parlato a Lecce nescia (da ortale a beddrha, da parite parite a cupeta, sono spiegati alla fine per il lettore extra moenia): l’apparenza, la forma che prevale lacerando l‘identità degli individui sempre più incerta sotto il bombardamento mediatico di modelli estranei imposti dalla tv spazzatura e dalla globalizzazione che omologa persone e luoghi.

Il secondo è dato dal confronto e la necessaria “contaminazione” con altre etnie e rispettivi costumi in una città, una “piccola patria” cosmopolita per vocazione, in cui nessuno è straniero. Tematica forte, che la scrittrice ha riversato dal suo vissuto: fa l’avvocato e si batte per i diritti delle donne con particolare riferimento all’immigrazione, l’accoglienza, l’integrazione. Lecce è ritratta nella sua solarità, i colori, i profumi, la spossata quotidianità accentuata dal “caldo che quest’anno proprio non si sopporta”.

Sembra un universo immobile, nella fissità calcinata dell’estate, tra un vecchio vedovo che fa proposte sessuali alla sua badante e qualche “cuba libre” di troppo, quando il romanzo svolta nel giallo: la badante Violeta sparisce dal “Monnalisa”, la discoteca dove erano andate, e se ne occupa il programma “Chi l’ha visto?”. Via del Ninfeo è come attraversata da una scarica elettrica, ma le abitudini continuano: sul fornello c’è sempre una moka che brontola e nel piatto una frisa d’orzo col pomodoro.

Maryros Faggiano è abile nello scavo psicologico dei personaggi, come nel dare un incedere minimalista al plot. Nulla sfugge al suo sguardo sospeso fra ieri e oggi, un passato fatto di dolci ricordi e gaie abitudini, quando il tempo aveva una sua modulazione sensuale e un oggi che sfugge indecifrabile e torbido. Con questa opera prima si colloca nell’alveo delle nuove narratrici mediterranee bagnando i topoi della sua scrittura ai format di una città “aperta”, che si arricchisce del dialogo e del confronto da cui trae linfa e ricchezza umana. Calcangeli è un piccolo editore salentino che da 7 anni scannerizza con passione il territorio in cerca di nuovi talenti (e la Faggiano lo è). Quel che la grande editoria non fa più da tempo, avendo scelto la letteratura di consumo, di genere, quella che fa il verso a se stessa. Legittimo, ma strategicamente di corto respiro, della serie “mordi e fuggi”.

 

ISBN: 88-89587-28-8

E-book disponibile per Kindle


Eventi

San Donato: Incontro con Maryros Faggiano autrice del romanzo ‘Via del Ninfeo, un’estate’

Venerdì 1° febbraio 2013, ore 18.30 presso il Centro Sociale, in Via Roma di San Donato (Lecce)

Il Presidio del Libro di San Donato propone un incontro con Maryros Faggiano autrice del romanzo: ‘Via del Ninfeo, un’estate’ , edito da Calcangeli Edizioni. Dialogheranno con l’autrice Giuseppe Zilli e Martina Gentile. durante la serata è prevista la performace di Jorge de la Caridad Ruiz Pallet.

‘Via del Ninfeo, un’estate’ è l’opera prima di Maria Rosaria Faggiano, avvocata leccese con la passione per la scrittura, impegnata nel campo della difesa dei diritti degli immigrati e delle donne. Il romanzo, pubblicato nel mese di novembre 2012, è una storia tinta di giallo, parte, difatti, dalla scomparsa di una donna rumena e si svolge durante un’estate, ma diventa anche occasione per ripercorre luoghi e atmosfere della vita salentina.

Maria Rosaria Faggiano in questa sua opera ha la capacità di addentrarsi nel mondo dei diversi, degli invisibili, di persone che ci vivono accanto, ma dalle quali ci discostiamo o delle quali non vorremmo riconoscerne l’esistenza. La scrittura scorrevole, chiara, senza orpelli, diretta e gli argomenti che ben si equilibrano alla suspance, hanno stimolato l’interesse del pubblico che ne sta apprezzando la lettura.


Incontro d'autore: Via del Ninfeo, un’estate di Maryros Faggiano      Photo

Venerdì 19 aprile ore 20.00, Centro Polifunzionale, Viale Giovanni Paolo II 9, Lecce

L'associazione Le Ali di Pandora, presso la sede al “Centro Polifunzionale di Via Pistoia”, per “appunt@menti d'autore”, presenta “Via del Ninfeo un’estate” – Calcangeli ed.- di Maryros Faggiano.

“Via del Ninfeo un’estate” un libro scritto da una donna che parla di donne alle donne. Il linguaggio è chiaro e preciso i dettagli concreti e carichi di significato. fin dalle prime pagine si ha la sensazione di qualcosa che deve accadere, le cose si sono messe in moto e non si possono fermare, le parole formano l’azione visibile della storia, ne facilitano l'immagine, ed il lettore ne viene coinvolto grazie alla tensione nella narrazione. Il ritmo del racconto permette di far entrare una serie di storie portandole avanti tutte dove il fine ultimo è la presa d coscienza/conoscenza. Emozioni, sentimenti, paure in un noir salentino e non solo, dove nulla si tace, un racconto dove la realtà supera la fantasia. Un viaggio nel Salento dove storia e narrazione si intrecciano con i luoghi. Un libro che si legge d'un fiato qui la scrittura diventa l'opportunità di vivere il presente e la parola il mezzo per creare un canale di comunicazione anche emotiva; la narratrice rappresenta se stessa, l'autrice la sua esperienza lavorativa ed il suo mondo, s_velandosi. Donne ferite, perseguitate, prese in prestito dalla paura, donne maltrattate dagli uomini sia che siano figli che amori, donne dimenticate, donne che sbirciano la vita per vivere, donne chiuse, donne aperte, donne che s_velano, donne che dicono no, donne madri, sorelle, amiche e nemiche, donne senza unghie e donne con gli artigli, donne mute e donne emancipate, donne alla ricerca, donne sperdute, donne che corrono e donne immobili,una strada, via del ninfeo, in cui spaccati di umanità femminile si muovono, agiscono, fanno sentire la loro voce a volte con ingenuità a volte con forza. La strada delle donne, donne ninfe, donne fata, donne bruco e donne farfalla.

E come scrive Quasimodo “Il poeta esprime se stesso, un uomo 'l’uomo' se volete parla della società in cui vive, grida se deve gridare, anche: e se uno canta il dolore e l’altro la colata di ghisa che precipita dall'altoforno o la passeggiata di un operaio con la ragazza, chi dei due è nella verità? Parliamo di poeti quindi tutti e due”